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Ideazione e testi del sito:
Orazio Ciccone 

Logo comune scontornatoLa fondazione di Casteltermini risale al 5 aprile 1629 ad opera del Barone Gian Vincenzo Maria e Ferreri, discendente da una nobile famiglia catalana, trasferitasi in Sicilia nel 1209 al seguito della regina Costanza che veniva nell'isola per sposare Federico II. A lui erano state affidate le terre del feudo di Chiuddia dove già da tempo alcuni contadini abitavano nell'antico casale arabo, in quello che oggi è il quartiere più antico del paese: "U cravaniu".

Il 5 aprile del 1629 il barone Gian Vincenzo Maria Termini e Ferreri, ottenne dal Vicerè di Filippo IV di Spagna, Francesco de la Cueva Luca D'Albunquerque la "Licentia Populandi, ovvero il permesso di potere popolare e costruire il paese: con tale concessione fu insignito dal titolo di Principe di Casteltermini e fu il 33° principe siciliano a sedere nel braccio militare del parlamento. Successivamente con i maggiorenti del paese stipulò una solenne e formale convenzione denominata "I Capitoli della terra".

In questa convenzione le patti stabilirono le regole e le condizioni del possedere e i servigi e i tributi da corrispondere.

Le vantaggiose condizioni promesse dal principe, fecero si che molte famiglie allettate anche dalla fertilità della terra giunsero dai vicini paesi di Mussomeli, Campofranco e Sutera e che il paese vedesse in un breve arco di tempo la costruzione di numerose abitazioni e delle prime grandi opere.

Per i primi anni della sua nascita Casteltermini fu retta dai "Segreti Baronali" successivamente quando con un decreto del Parlamento furono abolite le leggi feudali, Casteltermini ebbe il suo primo Consiglio Comunale e il Sindaco eletto dal popolo che fu Don Francesco Frangiamore.

 

Sito Istituzionale del Comune di Casteltermini

 

wscLa Festa di Santa Croce, nella forma attuale, nacque nel 1667.

Anteriormente a tale data, fin da quando fu trovata la Croce in epoca imprecisata, il 3 maggio di ogni anno, in coincidenza con la ricorrenza in cui la chiesa celebrava l'Invenzione della Croce di Cristo, all'eremo di Santa Croce si svolgeva una festa campestre alla quale accorrevano fedeli e devoti da tutte le terre vicine.

Dopo la fondazione di Casteltermini, avvenuta il 5 aprile 1629 ad opera del Barone Gian Vincenzo Maria Termini e Ferreri, i castelterminesi credettero giusto di celebrare la Festa per la Croce con il concorso di tutti gli abitanti ed il coinvolgimento di tutti i Ceti sociali del nuovo centro.

Così le varie corporazioni paesane (i cosiddetti Ceti) organizzarono la nuova festa e stabilirono che una di esse, quella delle Maestranze, la sera della vigilia si recasse all'eremo a prelevare la Croce con una processione che, data la distanza dal paese, doveva svolgersi necessariamente a cavallo, e che l'indomani, a festa conclusa, le altre corporazioni riaccompagnassero la Croce all'Eremo con una sontuosa cavalcata.

In quell'occasione si crede furono incise sulla Croce le iscrizioni che ancora vi si leggono.

Alla Festa partecipava il Tataratà che, in una delle sue interpretazioni più valutate, viene visto come storicizzazione, sotto forma di Moresca, di un primitivo rito propiziatorio di Primavera che, di certo, si accostò alla Croce nei primi decenni del Cristianesimo, ed ad Essa si era accompagnato nei secoli.

Da allora la Festa si è celebrata ogni anno con sempre crescente fervore e sostanzialmente immutata anche se dai primi decenni del secolo scorso ha avuto come data la IV Domenica di Maggio.

Inizialmente si usava condurre in processione per le vie del paese la vera Croce, ma negli anni sessanta durante il tragitto per le vie di Casteltermini subì una rottura, per fortuna non netta, nella parte superiore. Da allora la Croce, riparata con rinforzi di ferro, non venne più portata in paese e, per ovviare a questa mancanza, ne fu costruita una simile che dal 1970 viene annualmente condotta in processione su un carro trainato da due buoi.

La Festa ha un grande valore storico, folkloristico, umano e sociale e, cosa da non sottovalutare, ha il potere di accumunare tutti i castelterminesi come nessun'altra cosa sa fare. Essa li fa sentire tutti della stessa terra unendoli anche ai trapassati con un legame invisibile, il legame delle tradizioni, vero retaggio che fa delle generazioni un popolo e di questo il supporto dela Civiltà.

LaCroceLA CROCE PALEOCRISTIANA PIU' ANTICA AL MONDO.

La leggenda vuole che, prima della fondazione di Casteltermini, delle vacche che pascolavano nelle terre del feudo Vaccarizzo, si allontanavano dirigendosi verso la campagna di Chiuddia, evento che si ripetè per diversi giorni. Il custode delle stesse, incuriositosi di detto fatto, si accorse che esse, giunte in un punto ben preciso e sempre lo stesso, si inginocchiavano. Sorpreso del fenomeno, cominciò a scavare e con grande meraviglia venne alla luce una Croce lignea.
Detto custode legandola alle vacche tentò di rimuoverla, ma con grande meraviglia la Croce non si spostava ne davanti ne indietro. Corse così a raccontare il fenomeno agli abitanti dei feudi vicini che, in festa, andarono nel luogo del ritrovamento.
Nello stesso luogo gli anziani decisero così di costruire una chiesetta per custodire il prodigio rinvenuto, l'attuale Eremo di Santa Croce.

Questa la leggenda tramandata fino ai giorni nostri.


Molti gli studi fatti sulla Croce, certamente tra i più significativi quello del prof. Francesco Lo verde nel 1984 che per stabilire l'età della Croce si è rivolto ad un famoso laboratorio, quello dell'Istituto Internazionale per le Ricerche Geotermiche di Pisa, il più rinominato d'Italia, fra i migliori in Europa, che opera per conto del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Qui un campione di legno, da lui prelevato dallo stipide della Croce, è stato sottoposto all'esame del carbonio 14 (C14) che è in grado di stabilire con bona approssimazione, l'epoca in cui l'albero è stato abbattuto.
L'esame ha condotto allo strabiliante risultato che la quercia, del cui legno è fatta la Croce, è recisa nell'anno 12 d.C. con una incertezza massima di appena 70 anni.

Su quando e da chi è stata costruita la Croce si possono formulare soltanto delle ipotesi. Si crede siano stati, come da leggenda, contadini e pastori adoperando il legno di alberi appena abbattuti, oppure qualche tronco già abbattuto ma con poche probabilità di essere secco di secoli ma al massimo di qualche anno, per cui, data l'età comprovata di quel legno, l'epoca di costruzione della Croce ricade ampiamente nel primo secolo dell'era cristiana.


LACROCEALa Croce entra in pieno diritto nella storia e, cessando di essere una qualsiasi delle tante venerate sugli altari di tutto il mondo, diventa la più antica Croce che esista (non si conoscono infatti reperti paleocristiani di età comprovata maggiore di quella della nostra Croce)."(*6)

La Croce è di legno di quercia tre tronchi grossolanamente ridotti a sezione quadrata uniti da tre chiodi di ferro ribattuti. Alta 3,49 e larga 2,25 metri è di aspetto rustico, con numerosi forellini dovuti ai tarli, specialmente nella traversa. Nel tronco verticale, all'altezza del chiodo centrale che lo lega a quello orizzontale, è segnato da spacchi longitudinali che hanno danneggiato le iscrizioni incise sul tronco, incisioni che hanno colpito di interesse vari studiosi del presente e del passato, interpretate da loro nel tentativo di svelare i tanti misteri che vivono nella Croce.
Alla sommità della Croce c'è un incavo di forma rettangolare profondo 3,5 centimetri, largo 3,5 centimetri e alto 11 centimetri, di cui non si conoscono nè la funzione nè l'età. Si crede che risalga a tempi relativamente recenti. Forse fu fatto per prelevare una reliquia dal legno, forse per costruirvi una piccola teca che contenga qualche reliquia.


partcroceAl di sopra di esso stanno le lettere:
I.N.R.
+ I. +

Sulla traversa stà scritto:
(1°rigo)
"Ecce crucem domini nostri Jusu Christi fugite partes adversae vicit leo de tribu Juda"
(2°rigo)
"Radix David Alleluja Alleluja"

E sotto:

I.N.R.I.
P.M.H.L.
S.D.P.C.N.
In anno Do
mini V ind
1667

E sul retro:
I.N.R.I.
" Christum vincit Deus regnat Christus rex venit in pace Deus homo factus est Et verbu... caro factum est"


Il G. Pitrè in "Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani (Palermo 1875, pag.74)" riporta: "...scavannu scavannu truvaru 'na cruci, ch'ancora esisti nni la chiesa di Santa Cruci, e cc'è un scrittu chi nun si pò lejiri da nisciuna pirsuna."
Il can. Lo Bue, tra i primi a studiare dette incisioni, non si accorse della lettera "P" posta fra la "D" e la "C" perchè in parte cancellata da una lesione. Egli non riuscise ad interpretare le otto lettere (i suoi studi sono anteriori al 1888, anno della sua morte).

Il sacerdote Vincenzo Gaetani il 23 aprile 1890 scopre per primo la lettera "P" e pubblica il 4 febbraio 1895 (Palermo tipografia Boccone del Povero)
"Trina Comunicazione" dove legge così le nove lettere


P.M.H.L.
S.D.P.C.N.
Pro martyribus Huis Loc
i Saeviente Decii Persecutione Cruce


Scrivendo a pag. X : Dessa fu rinvenuta nel 1667, che corrisponde a 38 anni dopo la fondazione di Casteltermini; ed in modo miracoloso, come abbiamo per tradizione..."
Continuando a pag. XIV: ..servì di supplizio ai martiri della fede cristiana in quella località, e che cessata la persecuzione, anco con la distruzione della terra o città che sorgeva in quella adiacenze, i fedeli cristiani raminghi che scamparono, raccolsero la detta Croce, e, pria di sotterrarla, vi scolpirono od incisero le sole nove lettere maiuscole.Tutte le altre lettere iniziali, crocine, iscrizioni e piccola croce, vi furono scolpite ed aggiunte nel 1667, cioè 38 anni dopo che fu fabbricato Casteltermini, quando miracolosamente avvenne la invenzione della detta Croce.
Il Gaetani suppone quindi che la chiesa di Santa Croce venne costruita dopo la data 1667 incisa nella Croce.

Lo storico Gaetano Di Giovanni rileva tra i più antichi documenti un atto del notaro G. B. Lo Brutto datato 19 marzo 1676 nel quale un tale A. Turesi “…legat Venerabili ecclesiae sanctae Crucis, extenti in pheudo Chiudiae, ut dicitur: novi campani di vacchi con suoi cullari di legno, cioè sei campani nella casa sua e tre sono sopra li vacchi di D. Antonino Lo Castello, quali vuoli si impegnano in beneficio della porta di detta chiesa….”(*1) concludendo quindi: “che la chiesa preesisteva da parecchi secoli, tanto che la porta era già invecchiata e forse quella porta non era stata la prima”.(*2)

(Il Di Giovanni in un altro suo lavoro fa riferimento ad atto notorio con stesso notaio, data e oggetto ma con il nome Angelo Ferreri al posto del A. Turesi (*3). Il dott. Francesco Lo Bue ritiene si tratti della medesima persona …un errore di lettura del Di Giovanni…(*4); tesi sostenuta successivamente anche dal prof. Giuseppe Schifanella convalidando il nome di Angelo Ferreri del quale riscontra il cognome tra le famiglie venute a Casteltermini nel periodo 1645/1691, riportati dal Di Giovanni in “ Notizie storiche su Casteltermini e suo Territorio” nella pag. 503 (*5)).

Un attento esame paleografico sulle incisioni della Croce accerta che una sola mano ha eseguito tutte le iscrizioni e le nove misteriose lettere vengono così lette dal Lo Verde:

P.M.H.L.
S.D.P.C.N.
Propria Manu Hoc Lignum
Sacerdos Domini Paolinus Chiarelli Notavit


Cioè: "di sua mano questo legno il Sacerdote Don Paolino Chiarelli scolpì. Paolino Chiarelli, nato a Sutera nel 1617, era venuto a Casteltermini nel 1650. Nel 1667 aveva 50 anni ed era il prete più anziano del paese. Visse fino ad 82 anni.


Sotto le nove lettere:
IN ANNO DO
MINI V ind
1667
che significa :
“Nell’anno del Signore, quinta indizione, 1667”
Quindi tra il primo gennaio e il 31 agosto 1667.


L’indizione era un computo cronologico, largamente usato nelle datazioni fin dai tempi di Costantino, basato su un periodo di 15 anni numerati progressivamente da 1 a 15. In Sicilia essa aveva inizio col 1° settembre di ogni anno. Siccome i computisti facevano cominciare il primo ciclo a partire dall’anno 3 a.C., l’indizione corrisponde ad un certo anno che si può calcolare aumentando di tre e trovando il resto della divisione per 15 del numero così ottenuto; se il resto è zero, l’indizione si considera come quindicesima. Se, per esempio, l’anno in questione è il 1667, giacchè si ha:
1667+3=111*15+5,
si trova la quinta indizione.

La Croce continua tutt’oggi a vivere tra leggende, misteri e storia, chi la vede come strumento di martirio, chi come un prezioso reperto paleocristiano, chi come strumento fra i tanti adoperati dai baroni fondatori di nuove terre nei secoli XVI XVII, al fine di attirare gente dai paesi e dai feudi vicini: “Quei novelli abitatori diventavano vassalli del barone che in virtù dei nuovi fuochi (famiglie) acquistavano più alto prestigio nel viceregno e nel parlamento siciliano.”(*7)
In ogni modo è e resterà un mistero che per il popolo di Casteltermini e solo nascosto nella mente degli avi e che il Tataratà , con la sua danza di ringraziamento e di prosperità, continua e continuerà nei secoli a venerarla ed a festeggiarla.


------------------

" A li tempi antichi un omu guardava vistiami, e ogni jornu un vò si mittia 'n cunicchiuni nni ddu datu puntu unni jè la Chesa di Santa Cruci; e siccomu fu pri tri vonti, lu vujaru nni fici rivelu nni li paisi vicini di stu fattu. Partì la pupulazioni pri jiri a scavari nni ddu datu puntu, e scavannu scavannu truvaru 'na cruci, ch'ancora esisti nni la chiesa di Santa Cruci, e cc'è un scrittu chi nun si pò lejiri da nisciuna pirsuna. Pua cc'eranu li Saracini chi facianu la guerra a li Cristiani, chi jè la forma di lu nostru tataratà, e la facianu pri acquistari sta Cruci. Li Saracini pierseru e li Cristiani cci ficiru sta chiesa."


SANTA CRUCI
“ Santa Cruci veru degna di ncapo nni nascì u verbu eternu ia v’aduru pi lù Santissimo legnu scansatemi di peni e di fiammi e di peni eterni di lu infernu”

LU SEGNU DI LA CRUCI
“Onnipotenza di lu Divinu Patri
Sapienza di lu divinu figliu
pi virtù di lu Spiritu Santu
e pi la Verginità di Maria Cunciditimi tutti li grazii chi vuggliu ia”


------------------


(*1) G. DI GIOVANNI: Origine di alcuni proverbi, motti e modi proverbiali castelterminesi - Ristampa: Bologna - Forni. 1980 pag.111
(*2) G.DI GIOVANNI: Gli edifici sacri territoriali anteriori a Casteltermini - Girgenti - Montes, 1902 ???. Pag.14
(*3) G. DI GIOVANNI: Origine di alcuni proverbi, motti e modi proverbiali castelterminesi
(*4) F. LO BUE: Uomini e fatti di Casteltermini - Palermo 1985 vol. II pag 61
(*5) G. SCHIFANELLA: Una Croce nella leggenda e nella storia - Agrigento - 1989 pag.12.
(*6) F. LO VERDE: La Croce paleocristiana e il Tataratà di Casteltermini - S. G. Gemini AG - 1990 pag.10 e 11
(*7) G. SCHIFANELLA: Una croce nella leggenda e nella storia - Agrigento 1989- pag 23

LaCroceLA CROCE PALEOCRISTIANA PIU' ANTICA AL MONDO.

La leggenda vuole che, prima della fondazione di Casteltermini, delle vacche che pascolavano nelle terre del feudo Vaccarizzo, si allontanavano dirigendosi verso la campagna di Chiuddia, evento che si ripetè per diversi giorni. Il custode delle stesse, incuriositosi di detto fatto, si accorse che esse, giunte in un punto ben preciso e sempre lo stesso, si inginocchiavano. Sorpreso del fenomeno, cominciò a scavare e con grande meraviglia venne alla luce una Croce lignea.
Detto custode legandola alle vacche tentò di rimuoverla, ma con grande meraviglia la Croce non si spostava ne davanti ne indietro. Corse così a raccontare il fenomeno agli abitanti dei feudi vicini che, in festa, andarono nel luogo del ritrovamento.
Nello stesso luogo gli anziani decisero così di costruire una chiesetta per custodire il prodigio rinvenuto, l'attuale Eremo di Santa Croce.

Questa la leggenda tramandata fino ai giorni nostri.


Molti gli studi fatti sulla Croce, certamente tra i più significativi quello del prof. Francesco Lo verde nel 1984 che per stabilire l'età della Croce si è rivolto ad un famoso laboratorio, quello dell'Istituto Internazionale per le Ricerche Geotermiche di Pisa, il più rinominato d'Italia, fra i migliori in Europa, che opera per conto del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Qui un campione di legno, da lui prelevato dallo stipide della Croce, è stato sottoposto all'esame del carbonio 14 (C14) che è in grado di stabilire con bona approssimazione, l'epoca in cui l'albero è stato abbattuto.
L'esame ha condotto allo strabiliante risultato che la quercia, del cui legno è fatta la Croce, è recisa nell'anno 12 d.C. con una incertezza massima di appena 70 anni.

Su quando e da chi è stata costruita la Croce si possono formulare soltanto delle ipotesi. Si crede siano stati, come da leggenda, contadini e pastori adoperando il legno di alberi appena abbattuti, oppure qualche tronco già abbattuto ma con poche probabilità di essere secco di secoli ma al massimo di qualche anno, per cui, data l'età comprovata di quel legno, l'epoca di costruzione della Croce ricade ampiamente nel primo secolo dell'era cristiana.


LACROCEALa Croce entra in pieno diritto nella storia e, cessando di essere una qualsiasi delle tante venerate sugli altari di tutto il mondo, diventa la più antica Croce che esista (non si conoscono infatti reperti paleocristiani di età comprovata maggiore di quella della nostra Croce)."(*6)

La Croce è di legno di quercia tre tronchi grossolanamente ridotti a sezione quadrata uniti da tre chiodi di ferro ribattuti. Alta 3,49 e larga 2,25 metri è di aspetto rustico, con numerosi forellini dovuti ai tarli, specialmente nella traversa. Nel tronco verticale, all'altezza del chiodo centrale che lo lega a quello orizzontale, è segnato da spacchi longitudinali che hanno danneggiato le iscrizioni incise sul tronco, incisioni che hanno colpito di interesse vari studiosi del presente e del passato, interpretate da loro nel tentativo di svelare i tanti misteri che vivono nella Croce.
Alla sommità della Croce c'è un incavo di forma rettangolare profondo 3,5 centimetri, largo 3,5 centimetri e alto 11 centimetri, di cui non si conoscono nè la funzione nè l'età. Si crede che risalga a tempi relativamente recenti. Forse fu fatto per prelevare una reliquia dal legno, forse per costruirvi una piccola teca che contenga qualche reliquia.


partcroceAl di sopra di esso stanno le lettere:
I.N.R.
+ I. +

Sulla traversa stà scritto:
(1°rigo)
"Ecce crucem domini nostri Jusu Christi fugite partes adversae vicit leo de tribu Juda"
(2°rigo)
"Radix David Alleluja Alleluja"

E sotto:
I.N.R.I.
P.M.H.L.
S.D.P.C.N.
In anno Do
mini V ind
1667

E sul retro:
I.N.R.I.
" Christum vincit Deus regnat Christus rex venit in pace Deus homo factus est Et verbu... caro factum est"


Il G. Pitrè in "Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani (Palermo 1875, pag.74)" riporta: "...scavannu scavannu truvaru 'na cruci, ch'ancora esisti nni la chiesa di Santa Cruci, e cc'è un scrittu chi nun si pò lejiri da nisciuna pirsuna."

Il can. Lo Bue, tra i primi a studiare dette incisioni, non si accorse della lettera "P" posta fra la "D" e la "C" perchè in parte cancellata da una lesione. Egli non riuscise ad interpretare le otto lettere (i suoi studi sono anteriori al 1888, anno della sua morte).

Il sacerdote Vincenzo Gaetani il 23 aprile 1890 scopre per primo la lettera "P" e pubblica il 4 febbraio 1895 (Palermo tipografia Boccone del Povero)
"Trina Comunicazione" dove legge così le nove lettere


P.M.H.L.
S.D.P.C.N.
Pro martyribus Huis Loc
i Saeviente Decii Persecutione Cruce


Scrivendo a pag. X : Dessa fu rinvenuta nel 1667, che corrisponde a 38 anni dopo la fondazione di Casteltermini; ed in modo miracoloso, come abbiamo per tradizione..."
Continuando a pag. XIV: ..servì di supplizio ai martiri della fede cristiana in quella località, e che cessata la persecuzione, anco con la distruzione della terra o città che sorgeva in quella adiacenze, i fedeli cristiani raminghi che scamparono, raccolsero la detta Croce, e, pria di sotterrarla, vi scolpirono od incisero le sole nove lettere maiuscole.Tutte le altre lettere iniziali, crocine, iscrizioni e piccola croce, vi furono scolpite ed aggiunte nel 1667, cioè 38 anni dopo che fu fabbricato Casteltermini, quando miracolosamente avvenne la invenzione della detta Croce.
Il Gaetani suppone quindi che la chiesa di Santa Croce venne costruita dopo la data 1667 incisa nella Croce.

Lo storico Gaetano Di Giovanni rileva tra i più antichi documenti un atto del notaro G. B. Lo Brutto datato 19 marzo 1676 nel quale un tale A. Turesi “…legat Venerabili ecclesiae sanctae Crucis, extenti in pheudo Chiudiae, ut dicitur: novi campani di vacchi con suoi cullari di legno, cioè sei campani nella casa sua e tre sono sopra li vacchi di D. Antonino Lo Castello, quali vuoli si impegnano in beneficio della porta di detta chiesa….”(*1) concludendo quindi: “che la chiesa preesisteva da parecchi secoli, tanto che la porta era già invecchiata e forse quella porta non era stata la prima”.(*2)

(Il Di Giovanni in un altro suo lavoro fa riferimento ad atto notorio con stesso notaio, data e oggetto ma con il nome Angelo Ferreri al posto del A. Turesi (*3). Il dott. Francesco Lo Bue ritiene si tratti della medesima persona …un errore di lettura del Di Giovanni…(*4); tesi sostenuta successivamente anche dal prof. Giuseppe Schifanella convalidando il nome di Angelo Ferreri del quale riscontra il cognome tra le famiglie venute a Casteltermini nel periodo 1645/1691, riportati dal Di Giovanni in “ Notizie storiche su Casteltermini e suo Territorio” nella pag. 503 (*5)).

Un attento esame paleografico sulle incisioni della Croce accerta che una sola mano ha eseguito tutte le iscrizioni e le nove misteriose lettere vengono così lette dal Lo Verde:

P.M.H.L.
S.D.P.C.N.
Propria Manu Hoc Lignum
Sacerdos Domini Paolinus Chiarelli Notavit


Cioè: "di sua mano questo legno il Sacerdote Don Paolino Chiarelli scolpì. Paolino Chiarelli, nato a Sutera nel 1617, era venuto a Casteltermini nel 1650. Nel 1667 aveva 50 anni ed era il prete più anziano del paese. Visse fino ad 82 anni.


Sotto le nove lettere:
IN ANNO DO
MINI V ind
1667
che significa :
“Nell’anno del Signore, quinta indizione, 1667”
Quindi tra il primo gennaio e il 31 agosto 1667.


L’indizione era un computo cronologico, largamente usato nelle datazioni fin dai tempi di Costantino, basato su un periodo di 15 anni numerati progressivamente da 1 a 15. In Sicilia essa aveva inizio col 1° settembre di ogni anno. Siccome i computisti facevano cominciare il primo ciclo a partire dall’anno 3 a.C., l’indizione corrisponde ad un certo anno che si può calcolare aumentando di tre e trovando il resto della divisione per 15 del numero così ottenuto; se il resto è zero, l’indizione si considera come quindicesima. Se, per esempio, l’anno in questione è il 1667, giacchè si ha:
1667+3=111*15+5,
si trova la quinta indizione.

 

La Croce continua tutt’oggi a vivere tra leggende, misteri e storia, chi la vede come strumento di martirio, chi come un prezioso reperto paleocristiano, chi come strumento fra i tanti adoperati dai baroni fondatori di nuove terre nei secoli XVI XVII, al fine di attirare gente dai paesi e dai feudi vicini: “Quei novelli abitatori diventavano vassalli del barone che in virtù dei nuovi fuochi (famiglie) acquistavano più alto prestigio nel viceregno e nel parlamento siciliano.”(*7)
In ogni modo è e resterà un mistero che per il popolo di Casteltermini e solo nascosto nella mente degli avi e che il Tataratà , con la sua danza di ringraziamento e di prosperità, continua e continuerà nei secoli a venerarla ed a festeggiarla.

 

Il dr.Fulvio Galione, presidente dell'Associazione Folklorica Culturale Tataratà di Casteltermini, è stato il promotore nel febbraio del 1998 del restauro della Croce contattando il funzionario responsabile la Sovrintendente ai Beni Culturali Pietre Dure di Firenze Dott.ssa Cecilia Frosinini. Dopo avere concluso l'iter sul restauro, per motivi burocratici (doveva essere un ente pubblico e non un privato), la pratica è proseguita con l'intervento dell'Amministrazione Comunale con Sindaco Stefano Licata. Grazie alla concessione di una quota dell'otto per mille dell'Irpef, sono stati assegnati, nel 1999, £20.700.000. Il restauro a quindi avuto inizio e si è concluso nel 2001 ad opera della restauratrice Costanza Weiss.


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TESTI IN DIALETTO


" A li tempi antichi un omu guardava vistiami, e ogni jornu un vò si mittia 'n cunicchiuni nni ddu datu puntu unni jè la Chesa di Santa Cruci; e siccomu fu pri tri vonti, lu vujaru nni fici rivelu nni li paisi vicini di stu fattu. Partì la pupulazioni pri jiri a scavari nni ddu datu puntu, e scavannu scavannu truvaru 'na cruci, ch'ancora esisti nni la chiesa di Santa Cruci, e cc'è un scrittu chi nun si pò lejiri da nisciuna pirsuna. Pua cc'eranu li Saracini chi facianu la guerra a li Cristiani, chi jè la forma di lu nostru tataratà, e la facianu pri acquistari sta Cruci. Li Saracini pierseru e li Cristiani cci ficiru sta chiesa."
 G. Pitrè in "Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani" (pag.74) Palermo. 1875


SANTA CRUCI
“ Santa Cruci veru degna di ncapo nni nascì u verbu eternu ia v’aduru pi lù Santissimo legnu scansatemi di peni e di fiammi e di peni eterni di lu infernu”

 

LU SEGNU DI LA CRUCI
“Onnipotenza di lu Divinu Patri
Sapienza di lu divinu figliu
pi virtù di lu Spiritu Santu
e pi la Verginità di Maria Cunciditimi tutti li grazii chi vuggliu ia”


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(*1) G. DI GIOVANNI: Origine di alcuni proverbi, motti e modi proverbiali castelterminesi - Ristampa: Bologna - Forni. 1980 pag.111
(*2) G.DI GIOVANNI: Gli edifici sacri territoriali anteriori a Casteltermini - Girgenti - Montes, 1902 ???. Pag.14
(*3) G. DI GIOVANNI: Origine di alcuni proverbi, motti e modi proverbiali castelterminesi
(*4) F. LO BUE: Uomini e fatti di Casteltermini - Palermo 1985 vol. II pag 61
(*5) G. SCHIFANELLA: Una Croce nella leggenda e nella storia - Agrigento - 1989 pag.12.
(*6) F. LO VERDE: La Croce paleocristiana e il Tataratà di Casteltermini - S. G. Gemini AG - 1990 pag.10 e 11
(*7) G. SCHIFANELLA: Una croce nella leggenda e nella storia - Agrigento 1989- pag 23


Il Tataratà, nome onomatopeico derivante dal suono ritmato del tamburo, è di certo fra i più antichi folklori al mondo ed ha origini imprecise.
Molte le interpretazioni che sono state date a quella che è oggi una danza spettacolare e travolgente eseguita da duellanti armati di vere spade.

Sono tre le intrecciate ipotesi più accreditate;

- la prima, la più arcaica, è allacciata alla danza propiziatoria per la fertilità della terra;
- la seconda, la più valutata, alla danza dei Mori e dei Cristiani (Moresca) quindi in riferimento alla presenza araba/musulmana in sicilia;
- la terza, la meno menzionata anche se ugualmente valida, alla danza dei Spatolatori di Lino.

tatarata eremoQualunque sia, la sua vera origine è di certo affiancata al ritrovamento, prima ancora della fondazione del paese di Casteltermini, di una Croce lignea festeggiata fino ai giorni nostri. La Croce Paleocristiana più antica del mondo, in quanto il legno di quercia, risulata essere, dopo un accurato esame del Carbonio 14, del 12 d.C.

In riferimento alla prima ipotesi, il Tataratà, non a caso, è presente nel mese di Maggio, nel cuore della primavera, e vede i danzatori che in piena festa indossano in testa una corona di fiori. A lungo, in passato, è rimasta nella coscienza popolare, il concetto che più alti erano i salti delle danze e più alto sarebbe cresciuto il grano. Epoche antiche, riti primitivi voluti per favorire raccolti; fertilità della terra, vere ed uniche ricchezze di un passato. 

Ogni Danza, poi, si trasforma in una lotta armata secondo un principio fondamentale che associa ad ogni rito propiziatorio della fertilità una prova agonistica, di abilità o di forza fisica e che è riconducibile all’eterna lotta tra il bene e il male, tra la vita e la morte, tra estate ed inverno. Nemmeno l’avvento del Cristianesimo riuscì con facilità a primeggiare sulle vecchie usanze pagane, dure a morire specialmente nel mondo rurale, dovendo tollerare parecchie manifestazioni rituali, tra cui appunto la danza, che solo dopo molte condanne riuscì a “cacciare dal tempio”; ma in parecchie regioni è ancora palese la sopravvivenza di arcaiche danze agrarie che, opportunamente adattate si sono inserite in feste popolari religiosi locali.
Nel 1980 il Toschi definisce il Tataratà come una " rappresentazione a tema agonistico la cui struttura è costituita dalla moresca", e si spinge oltre affermando che essa conserva elementi più arcaici che proiettano il Tataratà in epoche ben più remote. Toschi individua in "quei soldati che hanno per copricapo una corona di fiori, quel re ed il suo seguito, e soprattutto in quella danza armata eseguita a piccoli salti", elementi di riti agresti e feste primaverili propri di una religiosità primitiva.

tatarata corTra le più valutate interpretazioni si evidenzia il riflesso della dominazione araba/normanna in Sicilia.
Ipotesi condivisa da molti Castelterminesi e sostenuta da Paolo Lo Bue nel 1961, che vorrebbe il Tataratà "una danza cristiana a testimonianza proprio di quel mirabile equilibrio che aveva reso possibile la convivenza tra Cristiani e Musulmani al tempo dell'occupazione araba" (*3).
Prevalente diventa l'interpretazione che individua nella "moresca" il tema principale del Tataratà.
Curt Sachs nel 1980, in "Storia della danza" la descrive così:
"La moresca è una danza che riflette il ricordo romantico del periodo arabo nell'Europa meridionale". Essa si presenta sotto due forme: "come danza a solo e come danza a coppie o a gruppi, con il motivo del combattimento con la spada fra cristiani e musulmani"(*1).
Giovanni Calendoli nel 1986 scrive:
"Fiorisce e si diffonde durante i secoli XVI e XVII e " diffondendosi, la danza perde l'esatta memoria del suo originario contenuto e diventa una danza che oppone semplicemente due schiere di ballerini e , nei momenti culminanti, due soli ballerini, l'uno contro l'altro armati" (*2).

L'ipotesi che al Tataratà siano collegati i spatolatori di lino, è meno menzionata anche se ugualmente valida. A tal riguardo c'è la più antica testimonianza raccolta dal G. Di Giovanni consistente in un atto datato 17 agosto 1685. Di esso molti hanno tentato una spiegazione, è lo stesso Di Giovanni a fornire la prima descrizione apparsa nel 1875 in "Fiabe novelle e racconti" del Pitrè: " Gli spazzatori di lino vestiti bizzarramente fanno parte della processione combattendo colla sciabola, inchinandosi a quando a quando a uno di loro vestito da re con ministri e dottori a fianchi. Battonsi a suon di tamburo, dal cui stimpellamento prende il nome la Festa". Anche il Sig.Angelo Nobile, illustre maestro di tamburi di Casteltermini, condivide questa ipotesi.

tatarata gruppoIpotesi intrecciate tra loro descritte anche da personaggi come il Pitrè, scrittore letterario e antropologo italiano noto principalmente per il suo lavoro nell'ambito del folklore regionale. Egli nomina i Spatolatori di lino come sopra descritti, vede anche nel Tataratà un combattimento di gioia, in quanto allude all'invenzione della Croce ad opera di Costantino e nel 1881 aggiunge che trattasi di un antico ludo certamente non nato a Casteltermini, ma lì portato dai paesi vicini, dai quali provenivano i nuovi Casteltermini.
Sempre il Pitrè nel 1899 scrive: "In questa rappresentazione muta si vuol vedere la festa degli uomini liberati dalla schiavitù ai tempi di Costantino; e dell'invenzione della Croce"; poi, parlando di spettacoli commemorativi di combattimenti arabo normanni e di rappresentazioni mute, così si esprime: "...e forse non andremmo lontani dal vero se volessimo associare a questi anche il Tataratà di Casteltermini".

Il Prof. Francesco Lo Verde di Casteltermini nel 1990 scrive: "Dalla Primitiva Danza, rito propiziatorio di primavera sopravvissuto con la Croce nelle nostre campagne fino all'avvento dei Normanni e storicizzandosi allora nella forma della moresca, nella quale è giunto fino a noi, il Tataratà forma un binomio inscindibile con la Croce, si spiegano e si valorizzano a vicenda ed ancora oggi trovano giusta collocazione in quella festa straordinaria che ogni IV domenica di maggio fa miracolosamente rivivere quei fasti plurimillenari che le diedero origine"(*4).

Dagli inizi degli anni 70, il Tataratà viene eseguito da giovani studenti.
Il Gruppo folcloristico si propone di mantenere vive tradizioni ed i monumenti che ne sono permeati, ha l'intento di diffondere la cultura unica del suo paese che sorge nel cuore della Sicilia e che custodisce un messaggio di civile e simbiotica convivenza tra le tradizioni, la cultura ed il modo di vivere delle etnie cristiane e musulmane che abitavano pacificamente i territori ancor prima che il nucleo abitativo si consolidasse.


(*1) Curt Sachs, Storia della danza, Milano 1980, pag.368
(*2) G. Calendoli, Soria universale della danza, Milano 1986, pag.95
(*3) P.Lo Bue, Articolo su Giornale di SIcilia del 28 05 1961
(*4) F.Lo Verde, La Croce Paleocristiana e il Tataratà di Casteltermini, S.G.Gemini (AG)1990 pag.73.